Confraternite ed Associazioni di Fedeli (Cann. 298-329)

Sin dagli albori del cristianesimo i fedeli hanno dato vita ad associazioni più o meno stabili per il raggiungimento di scopi di pietà o carità. La loro nota caratterizzante e che sempre è stata una costante nel corso dei secoli è quella della spontaneità, ossia quella di nascere per una iniziativa propria ed autonoma dei fedeli rispetto alla quale l’intervento dell’autorità ecclesiastica si pone quale garante dell’ortodossia e della armoniosa integrazione di questa realtà con il resto del tessuto ecclesiale.
Identificate con le più svariate denominazioni, quali Confraternite, Pie Unioni, Pii Sodalizi o semplicemente Sodalizi, Compagnie, specialmente in Italia conoscono una fioritura magnifica: non c’è città, paese e persino nei borghi più piccoli formati da poche abitazioni che non abbia una o più Confraternite. Grandissima è la cura e la tutela dell’Autorità Ecclesiastica nei riguardi di queste realtà ecclesiali, come testimonia la concessione in loro favore di numerose esenzioni e privilegi. Ma è soprattutto la fede viva e l’amore dei confratelli o sodali a contribuire alla crescita e allo splendore delle Confraternite, e che spesso si concretizza anche in generose donazioni che accrescono il patrimonio della Confraternita e aumentano lo splendore delle Chiese confraternali. A partire dal XVI secolo le confraternite tendono ad organizzarsi e far rete tra di loro, nascono le arciconfraternite.
Il ciclone napoleonico per l’Europa continentale e l’unificazione risorgimentale per l’Italia, rappresentano una vera e propria catastrofe che si abbatta sulle Confraternite.
Le politiche antiecclesiastiche dei vari Governi liberali del neonato Regno d’Italia, travolgono le Confraternite come del resto le altre istituzioni e corporazioni religiose della Chiesa cattolica. Le politiche eversive dell’Asse Ecclesiastico (contro la c.d. “manomorta ecclesiastica”) portano alla confisca e vendita dei patrimoni confraternali. Viene introdotta nella legislazione italiana la fondamentale distinzione tra confraternite aventi scopo di culto da quelle che perseguono finalità di beneficenza ed assistenza. Per le prime la legge n. 753 del 3 agosto 1862 prevede la soppressione; diversamente le Confraternite aventi finalità “di utilità sociale” ossia di carità e beneficenza sono statalizzate. La legge n. 3848 del 15 agosto 1867 nel disporre la liquidazione dell’Asse Ecclesiastico risparmia i patrimoni appartenenti alle confraternite che perseguono finalità di carità e beneficenza le quali sono equiparate alle opere pie, quindi associazioni civili. La n. 6972 del 17 luglio 1890, detta legge Crispi, dispone la confisca di tutti i beni appartenenti alle confraternite aventi scopo di culto lasciandolo gli oratori e le chiese confraternali, e la definitiva statalizzazione di quelle con finalità caritative così da assicurare allo Stato il monopolio dell’assistenza pubblica.
La situazione cambia radicalmente con la conciliazione tra Stato e Chiesa cattolica avvenuta l’11 febbraio 1929 con la stipula dei c.d. Patti Lateranensi. Lo Stato mostra ora un atteggiamento di favore verso gli enti ed istituzioni cattoliche. Nello specifico con il decreto n. 1276 del 28 giugno 1934si apre al pieno riconoscimento della personalità giuridica alle Confraternite sopravvissute alle politiche antiecclesiastiche dello Stato liberale. Tuttavia a motivo di fattori contingenti legate alla mancata iscrizione nel registro delle persone giuridiche o alla mancata emanazione all’epoca del regio decreto di riconoscimento, permangono ancora oggi non poche difficoltà sia di ordine canonico che civile-ecclesiastico.
Entrate in profonda crisi dopo gli sconvolgimenti socio-culturali degli anni sessanta e settanta, conoscono oggi una nuova primavera in cui rifioriscono le vecchie confraternite e se ne fondano di nuove, il che comporta la necessità di avere referenti esperti in grado di affrontare tutte le questioni giuridiche che ciò comporta.